Cari amici, questo post per un po' di tempo sarà "l'ultimo"...
Ritorno al passato.
Sono tornato nella terra del fuoco. Il mio erasmus è finito. Ritorno alla mia vita di sempre. Più grande, più forte, più sicuro di me stesso, professionalmente ingigantito e con una notevole panza da birra.
Sono stati mesi bellissimi, pieni di piccole grandi cose che mi hanno fatto sentire unico vero protagonista di questa mia vita: certo può sembrare una cosa da poco, ma prendere le redini del mio destino, sentirmi in grado di affrontare le difficoltà che inevitabilmente mi si schiantavano addosso... tutto questo mi ha fatto diventare più grande.
Ricordo i primi giorni... la mia stanza era un parallelepipedo bianco, freddo e anonimo... un letto, una scrivania e una poltrona... fuori un freddo assurdo e buio per 20 ore al giorno. La mattina sveglia alle 6:30 e niente caffè... poi a piedi, quasi sempre sotto la pioggia e sempre al buio... 30 minuti fino all'ospedale sud e alle 7:45 staff meeting a chirurgia generale: 20 persone che parlavano in danese e io completamente allucinato dal freddo, dalla pioggia, dal buio, dalla mancanza di caffè...
Ricordo che le prime settimane non passavano mai, e che ogni giorno in più lo consideravo come un giorno in meno... e facevo conti assurdi del tipo "sono ad 1/80,5 del mio erasmus"... avevo nostalgia di casa e il mio pensiero fisso, la mia paranoia era morire senza che nessuno se ne accorgesse... non avevo amici, non avevo nessuno... le uniche persone che sapevano della mia esistenza erano a 2000km di distanza. Spendevo un casino di soldi in telefonate...
Ricordo che all'inizio mi ero illuso di poter perdere 20 chili durante l'erasmus... perché in 20 giorni ne avevo persi 4... mangiavo solo cibo in scatola e a volte saltavo il pranzo... non avevo ancora nessuno con cui bere birra...
Il mio primo intervento in sala operatoria... ero agitatissimo... un ragazzo di 18 anni affetto da Morbo di Crohn... mi chiesero "kan du assist?" e io "ya ya"... mi diedero un bisturi elettrico in mano e io non sapevo nemmeno come usarlo... se ci penso mi faccio tenerezza: gli studenti del quarto anno erano più bravi di me, io non sapevo fare nulla. Con l'orgoglio e la buona volontà ho imparato, credo, in fretta... ogni giorno chiedevo di assistere agli interventi chirurgici: il sole lentamente si prendeva il suo spazio e si passava a 5, 6 ore di luce mentre io me ne stavo chiuso in sale operatorie gelide, vestito di verde a pensare che la chirurgia è la mia strada, a tagliare, a cucire, a drenare a cauterizzare... sulla porta della mia camera cominciavo ad attaccare post-it... "surgery is pornography" o "sangue e merda". Sognavo panze sanguinanti e davo punti nel dormiveglia, muovendo le mani nel buio... Cominciavo a sentire la grandezza di questa esperienza.
Ricordo che dopo 5 settimane ho cominciato a farmi amici: studenti danesi, ma anche giovani dottori provenienti da tutte le parti del mondo. Le prime birre .. il progetto di smettere di fumare che si perdeva nel gelido vento scandinavo... quello di dimagrire che assumeva i contorni della barzelletta...
...il mio primo viaggio a Copenaghen, quando la mia piccola è venuta a trovarmi: 5 ore e mezza di treno per vedere la capitale... il rammarico, lo ricordo bene, di non essere in quella enorme città di 3 milioni di abitanti e di dover passare 5 mesi a Aalborg, punta nord dello Jutland. Per strada a Copenaghen tutti parlavano in inglese... dove stavo io capire l'idioma locale si rivelava sempre più un'illusione.
Portoghesi, francesi, spagnoli, greci, lituani, iracheni, palestinesi e israeliani, gli immancabili italiani... vivere da straniero ti fa simpatizzare con tutti i profughi del lavoro... in Danimarca ne ho conosciuti tanti e so che non li dimenticherò mai.
Ricordo che quando ho toccato per la prima volta un cuore battente mi sono sentito davvero potente: la vita di un uomo sotto le mie mani... il trapianto di cuore è stata un'esperienza devastante sia per la durata che per la grandezza della cosa... ho preso io il cuore malato in mano, lo tenevo come si tiene un bimbo piccolo... che fosse uno scarto a me non interessava... quel cuore da sostituire mi fece sentire un gigante della medicina!
Ricordo quando sono passato a pediatria e tutti parlavano in inglese con me e per me... i primi bambini morituri mi fecero stare male, e ricordo che avevo nostalgia della sala operatoria: lì i pazienti non parlano, non ti guardano negli occhi... dormono... è tutto più facile.
Intanto il consumo di birra prendeva il sopravvento su qualsiasi altro liquido. Dopo alcune settimane smisi anche di orinare giacché l'assorbivo tutta questa buonissima bevanda vichinga... e la pancia cresceva... quando a Pasqua sono tornato in Italia la mia piccola mi disse: "tu non sei Marco"!
I primi giri per la Danimarca: Odense, Roskilde, Aarhus, Skagen, Skalborg, Frederickshavn, Blockhus, Lokken... l'illusione che il clima si avviasse verso la primavera e, anzi, verso un'estate conclamata: il mese di aprile è stato caldo e pieno di colori e il sole illuminava per 10 ore... 12 ore... fino al record del 23 giugno: 19 ore a Aalborg, punta nord.
Il freddo, però, non mi ha mai abbandonato: la temperatura media da maggio al giorno della partenza è stata 12 gradi... con punte minime di 5 gradi a giugno! Ho dormito sempre col piumone, la sera uscivo con la giacca a vento... e con l'ombrello.
Ricordo il vento... che forza incredibile! non a caso la Danimarca è piena di impianti eolici: è un vento costante, che fa fischiare le case, che sposta gli oggetti, un vento che fa volare i cappelli e solleva le gonne delle belle ragazze danesi. Sul giornale ogni giorno le previsioni riportavano: temperatura, ore di luce e minuti di camminata possibili contro vento (ad esempio: 5 minuti contro vento... non ho mai capito che sarebbe successo al sesto minuto... forse la disintegrazione, forse una pausa birra).
Ricordo quando sono riuscito a farmi dare una bicicletta... la numero 17... freno a pedale e sellino altissimo che non sono mai riuscito ad abbassare.
Ho tante cose nella testa e tante nel cuore... in questi giorni di ritorno al passato mi capita di addormentarmi con la sensazione e anzi la certezza di esssere ancora in Danimarca... è strano perché quando ero lì spesso mi svegliavo convinto di essere ancora a Padova.
I cagnetti... mi ero convinto che per una forma di telepatia canina sentissero la mia nostalgia per Asia, la mia creaturina... ogni volta mi facevano un sacco di feste... una volta anche un enorme mastino mi venne vicino, stupendo il padrone, per farsi accarezzare.
Intanto la mia camera si riempiva di foto, di poster, di post-it...
La sera andavo a mangiare dagli studenti danesi... il loro piatto preferito era costituito da hotdog e la carne non mancava mai... tantomeno le birre... dopo la cena giocavamo a Risiko... o a croquet... oppure guardavamo la televisione: il mio programma preferito era "chi vuol essere milionario" perché spesso azzzeccavo le risposte... come quella volta famosa: "la mafia è... a)spagnola b)portoghese c)russa d)italiana"?
C'è una via, a Aalborg, Jomfru Ane Gade, famosa in tutta la Danimarca... 500 metri di discopub... ho passato sere saltando da un locale all'altro, in delirio alcolico (sono sopravvissuto, comunque!) e una volta ho bevuto così tanto da non riuscire a trovare il locale dove avevo lasciato la giacca...
Ricordo la nostalgia dell'Italia, cosa che non mi aspettavo... ricordo che ero stufo di vedere queste bellissime biondone di un metro e ottanta con gli occhi azzurri... Che dire, poi, del fatto che io - castano chiaro - venivo considerato "tipicamente del sud europa"! Alle ragazze, per dover di cronaca, piacevano i miei ricci "scuri" perché inusuali!
Ricordo benissimo l'esame di pediatria perché dopo averlo fatto mi hanno portato in una stanza buia: festa a sorpresa!
Il carnevale di Aalborg, l'evento dell'anno... migliaia di persone per le strade... e io con la febbre che torno a casa, barcollando, a metà del tutto...
Ginecologia... non riuscivo ad evitare di dover vedere tutte queste patonze affette dalle più svariate patologie...
I pizzaioli "da asporto" italiani... ogni settimana almeno una pizza e quattro cazzate nella mia lingua... la capricciosa con la carne macinata!... e Eros Ramazzotti che cantava in sottofondo... sempre... alla fine gli ho regalato un cd di musica italiana rigorosamente non ramazzotti o pausini... in cambio mi hanno offerto la pizza... tornando a casa un colpo di vento me l'ha fatta volare via.... l'ho mangiata lo stesso.
Il mio amico Christos, il greco... ha pianto quando sono partito... gli ho lasciato tutto quel che potevo: caffettiera, pasta, olio, riso, salsa di pomodoro, parmigiano, bicchieri, posate...
Il mio viaggio in tandem coast to coast... da est a ovest... la sgradevole sensazione di perdita di sensibilità all'inguine... ripagata dalla vista di un mare gelido ma bellissimo...
Le prime grigliate all'aperto...
La serata karaoke
La partita italia-danimarca e tutto il delirio che ne è derivato... "un pacchetto di marlboro light per favore" - "con o senza sputo?"
I venerdì sera con Paulius, il mio mentore lituano, che mi ha insegnato a dare i punti anche da bendato: in mezzo alla pista a ballare come deficienti... aprivamo le danze e poi cambiavamo locale appena la pista si riempiva.
Le partite di calcio... mi sono anche comprato le scarpe coi tacchetti... mi urlavano tutti "maakkkko maakkkko pazza pazza"...
Una sera, la ricorderò sempre, mi sono messo in terrazzino - saranno state le 11 di sera - e ho guardato la città... il solito vento mi portava la musica di un concerto lontano e io mi sono commosso pensando che un intero mondo vive intorno a noi: quella volta ho capito che voglio viaggiare.
Avevo tre post it sulla porta della mia camera: ce la puoi fare - ce la devi fare - ce la farai.
Ce l'ho fatta. Sono contento: ora ritorno al passato, ma più grande.
Cari amici... da una settimana non scrivo su questo blog, mio malgrado: qui, nonostante il tempo terribile, è tempo di vacanza... tutto sta finendo..
Sono sensazioni strane quelle che vivo in questi giorni... talmente strane che non riesco nemmeno a spiegarle.
Ho rimpianti a non finire per le mille cose che avrei potuto fare e che per pigrizia o mancanza di tempo non ho fatto:
-andare in Norvegia
-scoparmi una danese (chiedo scusa alla mia piccola, che lo sa che l'amo! e che non l'ho fatto per questo!)
-imparare il danese, lingua impossibile
-girare un po' di più la Danimarca
-lavorare per la tesi... questa è la cosa che mi fa incazzare di più... sarebbe bastato un impegno minimo...
Ma tante, troppe volte, ho trovato scuse del cazzo:
-sono stanco: faccio 8 ore di ospedale al giorno, ho sonno...
-farò domani perché c'è tempo
-preferisco non pensarci
-mi bevo una birra!
Mentre vi scrivo indosso un maglione: qui ci sono 8 gradi... fa un freddo cane se pensiamo che è il primo luglio... ho ancora il piumone per dormire...
Ho passato giorni bellissimi, qui in Danimarca. Giorni che non dimenticherò mai...
Se potessi, dal "basso" della mia esperienza, raccomanderei a tutti un'esperienza all'estero... penso sia davvero importante. Perché aiuta - banalmente - a crescere, perché confrontarsi con un'altra cultura, imparare a mettersi in discussione ... tutto questo mi ha fatto diventare migliore. Non mi vergogno a dirlo: mi sento migliore.
Le cose che mi mancheranno della Danimarca:
-la serenità di questo popolo che se la prende troppo comoda
-l'idea di una società in cui non esiste altro che la meritocrazia e chi è figlio di papà o figlio di puttana deve solo dimostrare quel che vale
-la gente fredda tipicamente scandinava... perché a volte il caldo mondo latino mi sta francamente sui coglioni
-la birra
-queste fighe da copertina che ti rivolgono la prima parola chiedentoti chi sei cosa fai e perché non le scopi sul tavolo hic et nunc (ancora scusa alla mia piccola!)
A proposito di queste femmine danesi, la cosa che mi sento di dire è che questo mondo apparentemente freddo mi ha insegnato una lezione non da poco: la rilassante parità dei sessi. Un popolo troppo avanzato come quello danese mi ha fatto capire che il gioco dei ruoli, cui siamo abituati noi, è stressante oltre ogni limite: quanto più bello è il loro modo di vivere... una ragazza può tranquillamente iniziare una discussione con un ragazzo senza per questo essere considerata baldracca o peggio... è un modo di vivere troppo tranquillo.
Rilassatezza, tranquillità... no stress... sono queste le parole che più di tutte mi girano per la testa quando cerco di descrivere la Danimarca.
Rilassatezza, tranquillità... no stress.... sono queste le cose che mi mancheranno più di tutte.
Lasciatemelo dire! abbiamo fatto pena! mi è mancata la telecronaca italiana per poter apprezzare al meglio la mancanza di gioco della nostra nazionale... ma vi assicuro che vedere la partita con danesi che ridono ad ogni nostro passaggio sbagliato o "intuire" che lo speaker prende per il culo le acconciature dei nostri giocatori, fa un certo effetto!
Ad un certo punto ho temuto che potessimo segnare: dico così perché non avremmo meritato una vittoria... mi sarei sentito un ladro o, peggio, un francese!
Una domanda... ma Camoranesi e Del Piero e Cristiano Zanetti, che tutti sapevamo sarebbero stati sostituiti con Fiore, Cassano e Gattuso, non potevano essere risparmiati in attesa di giorni migliori?
Io mi incazzo perché del calcio capisco davvero poco... mi piace giocarlo... mi piace correre come un pazzo inseguendo una palla, uso solo il destro per tirare, sbaglio i rigori (l'ultimo, ieri!) e nel confronto diretto uomo a uomo non ho ben chiaro il concetto di "smarcare" e lo confondo con il più facile concetto di "scontro fisico"... tifo una squadra: non serve dire qual è... è quella che perde sempre, che dal 1989 in poi è diventata sempre più una barzelletta...
Di calcio capisco poco, comunque. So che è uno sport e che questa parola significa divertimento in inglese.
Ma come posso divertirmi a vedere sti ragazzi che sono più dei modelli che dei giocatori, che si lamentano di essere stressati o depressi e guadagnano più di chi si sbatte una vita e ha tanto di laurea... ad esempio Vieri guadagna 11 milioni di euro l'anno (fonte: Repubblica)... la stessa cifra che un prof guadagnerebbe in 611 anni... e allora vaffanculo quando sono stressati o depressi... col cazzo che ti mando lo psicologo in spogliatoio... vieni strapagato per divertirti... sei fortunato che ti scopi anche le veline (oddio, solo dal punto di vista fisico eh!), sei famoso, sei in forma fisica... allora divertiti, gioca, fai girare quella palla e segna. Perché si accetta il fatto di perdere, è la base del gioco... si vince e si perde... ma almeno impegnati! L'importante è partecipare, ci dicevano quando eravamo bimbi perdenti, no? Allora partecipa con tutto te stesso, caro calciatore della nazionale.
Anche perché c'è gente all'estero che aspetta una tua stronzissima dimostrazione di forza per poter dire: "eh allora? cosa italiensk, cosa!? l'Italia ha vinto... come on say with me "Italia ha vinto... vin-to!""
Mi ricordo che un paio di anni fa c'è stato uno sciopero dei giocatori di baseball in America: pretendevano una diversa spartizione degli introiti derivanti dalle dirette delle partite (=più soldi). Mi ricordo una foto, bellissima. Un povero sfigato con un cartello, davanti ad uno stadio di baseball: "I WISH I HAVE YOUR PROBLEMS"... ecco, cari giocatori, noi che ci sentiamo delusi, questa come altre volte vorremmo avere i vostri problemi!